Latte di asina

Il latte d’asina: il più simile al latte materno

Il latte d’asina è simile al latte di donna e, paragonato al latte di mucca, risulta meno grasso, più ricco di lattosio e con meno proteine. Questo latte può essere utilizzato a fini alimentari come nel caso specifico d’intolleranza al latte vaccino, come nutraceutico. È, inoltre, particolarmente indicato in dieto-terapia in età pediatrica e geriatrica.

latte d'asina

Il latte d’asina: un alimento che arriva da lontano. L’allevamento dell’asino ha origini antichissime, documentate da raffigurazioni su bassorilievi ritrovati in Egitto e risalenti al 2500 a.C., e con esso l’utilizzo del latte d’asina, che è appunto storicamente conosciuto ed apprezzato in tutte le grandi civiltà del bacino mediterraneo. Ben noti erano già allora i suoi effetti antiallergici e contro le malattie e l'invecchiamento della pelle, nonché per la cura della pertosse dei bambini, non a caso chiamata tosse asinina.

Recenti studi hanno dimostrato che il latte d'asina è l'alimento naturale di origine animale, con le caratteristiche più vicine al latte materno, rispetto a quello di altre specie animali. In particolare il latte d’asina è ricco di lattosio, di proteine molto simili a quelle del latte materno, di calcio assimilabile e di lisozima, un antibiotico antibatterico naturale estremamente prezioso, che svolge una azione selettiva nei confronti della microflora potenzialmente patogena nel tratto gastro-intestinale del neonato e rende questo alimento naturalmente "sterile", con una carica batterica bassissima anche dopo 15 giorni di conservazione in frigorifero senza nessun trattamento termico preventivo. La presenza nel latte d'asina di sostanze ad attività probiotica (che regolano la flora microbica intestinale), di fattori di rilascio ormonale, di anticorpi e di composti azotati ad azione antibatterica, rendono questo alimento primordiale molto utile anche nell'alimentazione delle persone anziane e debilitate.

La ricchezza di lattosio inoltre ha un effetto positivo sull'assorbimento intestinale del calcio e può aiutare nella cura della osteoporosi degli adulti e favorire la mineralizzazione delle ossa nei bambini. È un latte però estremamente povero di grassi, il che ne preclude quasi del tutto le possibilità di trasformazione: al massimo può prestarsi alla produzione di gelati e yogurt magrissimi. Per queste sue peculiarità il latte d’asina, oltre ad un suo utilizzo nell’industria cosmetica, ha un grande futuro come presidio parafarmaceutico naturale e anallergico e come alimento probiotico. Per questi bambini l’unica alternativa ha dimostrato essere l’utilizzo del latte d’asina. Infatti dal 2003 una equipe di medici dell’Ambulatorio Allergie Alimentari dell'Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino (OIRM) - in collaborazione con l'Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISPA-CNR) di Torino e grazie al latte fornito dall’Azienda Agricola Montebaducco della Famiglia Borghi di Salvarano di Quattro Castella (Re), il più grande allevamento d’Europa con le sue 500 asine da latte – ha testato il latte d’asina su qualche centinaio di bambini poliallergici dimostrando l’efficacia del latte d’asina in oltre il 90% dei casi.

Le asine devono poter allattare il puledro per tutto il periodo necessario al completo svezzamento, che avviene ai 6 mesi di età; trascorso tale periodo di norma l’asina si asciuga. La capacità della cisterna mammaria dell’asina è di 1,5-2 litri, pertanto questa è la quantità massima di latte ottenibile da una mungitura. È possibile mungere l’animale più di una volta al giorno, sino ad un massimo di 3-4 volte nelle 24 ore.

L’asina deve essere lasciata assieme al proprio puledro e pertanto la mungitura può essere effettuata soltanto quando c’è la necessità di avere del latte da vendere, lasciando il resto al consumo del puledro. Questa flessibilità è una delle caratteristiche più interessanti dell’allevamento asinino, perché consente di affrancarsi dalla “schiavitù” del mungere e di programmare le mungiture sulla base di vendite prenotate o comunque pianificate. Infatti quando vi è la necessità di ottenere del latte, è sufficiente separare la madre dal puledro (ricordando però che la madre rilascia il latte solo in presenza, almeno visiva, del proprio figlio) per almeno 3-4 ore, procedere alla mungitura e quindi ricongiungere l’asina al puledro. La mungitura può essere effettuata sia manualmente sia meccanicamente; in quest’ultimo caso ben si prestano le mungitrici per ovicaprini senza la necessità di grandi adattamenti.

Dal punto di vista igienico-sanitario l’allevamento e la mungitura devono rispondere ai requisiti previsti dal Reg. CE 853/2004, rientrando il latte d’asina nella categoria dei latti di “altre specie” rispetto a quella bovina.

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